Vitamina K, alimentazione e salute.

La vitamina K rappresenta un gruppo di sostanze liposolubili (che si sciolgono cioè nei grassi) chiamati naftochinoni:

  • La vitamina K1 o (fitonadione) rappresenta la principale fonte di vitamina K per la popolazione occidentale ed è presente in abbondanza in tutte le verdure a foglia verde scuro (come spinaci, radicchio, lattuga e altri tipi di insalata ecc.) e negli ortaggi appartenenti all’ampia famiglia delle Brassicacee, ossia broccoli, cavolfiori, verze, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, rapanelli, rape, rucola, rafano, asparagi, ecc. Contengono vitamina K anche i ceci, i piselli, olive, carni, cereali, prodotti caseari, la soia e il tè verde.
  • I composti della vitamina K2 (menachinoni) sono invece prodotti dai batteri nell’intestino umano e forniscono una quantità più piccola e insufficiente rispetto al fabbisogno umano. Inoltre, è presente in alimenti di origine animale, come carne, fegato di manzo, formaggio e uova.

Tutte le forme della vitamina K, sia la K1 (fillochinone) sia la K2 (i vari menachinoni), sono assorbite a livello intestinale insieme ad altri composti liposolubili e in presenza di grassi alimentari. Questo significa che, per assorbire quantità apprezzabili di vitamina K1 presente negli alimenti di origine vegetale, è necessario aggiungere un condimento grasso (olio extravergine di oliva o di semi, burro, ecc.) oppure abbinare alla verdura del formaggio o le uova.

Inoltre, non va dimenticato che per il processo di assorbimento è indispensabile la presenza di acidi biliari ed enzimi pancreatici, per cui si rivela fondamnetale, ai fini di un ottimale assorbimento di tale vitamina, non soffrire di disturbi epatici o biliari e avere una buona funzionalità del pancreas.

Una volta assorbita, la vitamina K viene trasferita nel sangue è trasportata fino al fegato, principale organo di immagazzinamento. Dal fegato, la vitamina K viene rilasciata nuovamente nel sangue, perlopiù legata a lipoproteine, e circolerà fin quando i tessuti contenenti proteine vitamina K-dipendenti, come l’osso, la richiedono per svolgere le proprie funzioni.

Questa vitamina è necessaria per la normale coagulazione del sangue, serve infatti al fegato per produrre i fattori necessari al sangue per coagulare correttamente. Un deficit della vitamina K o gravi disfunzioni epatiche hanno come conseguenza quella di condurre a un deficit dei fattori della coagulazione e a un aumentato rischio di sanguinamento.

E’ anche utilizzata per il trattamento dell’avvelenamento da topicida negli animali domestici, in particolare cani e gatti.

Come avete potuto capire da soli, la vitamina K è contenuta in svariati alimenti e la maggior parte delle persone è in grado di assorbirne una sufficiente quantità attraverso la dieta; ad ogni modo, una supplementazione esterna di tale vitamina è consigliata a tutti quei soggetti con problemi di digestione e assorbimento dei grassi; esistono, inoltre, evidenze secondo cui l’integrazione potrebbe essere utile in un’ottica di trattamento dell’osteoporosi. Infatti, tale vitamina migliora l’assimilazione del calcio e spesso una integrazione di vitamina D3 è associata alla vitamina K2. 🙂

Devono fare attenzione a non assume con la dieta troppi alimenti contenenti vitamina K, tutti coloro che sono in cura con anticoagulanti, soprattutto perché la cottura non ne modifica in modo rilevante il contenuto.

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