Macchie di olio sui vestiti

Le macchie di olio sono comuni e anche difficili da rimuovere. Un normale lavaggio in lavatrice, potrebbe non bastare per eliminare definitivamente l’alone. Agire il prima possibile, per evitare che il grasso penetri completamente nel tessuto. Poi, optare per uno dei seguenti rimedi:

SALE – un dei modi efficaci per evitare che l’olio penetri in profondità. Basta sfregare della carta assorbente sulla macchia, versare del sale e lasciare agire per 5 minuti. Immergere il capo macchianto in acqua tiepida, lasciare in ammollo per 30 minuti e risciacquare. 

ALCOL – bastano poche gocce sulla zona interessata per rimuovere efficacemente la macchia. Dopo aver lasciato agire l’alcol per qualche minuto, lavare l’indumento con acqua e detersivo liquido.

SUCCO DI LIMONE – l’acido citrico è un composto naturale ad alta azione sgrassante e, può essere utilizzato direttamente sulla macchia. Basta semplicemente strofinare una fetta di limone sulla macchia oppure applicare una buona quantità di succo di limone; lasciarla agire e infine, lavare come di consueto.

ACETO DI VINO BIANCO – grazie ai suoi acidi naturali, l’aceto rimuove il grasso dal tessuto, conferendo una morbidezza molto simile a quella degli ammorbidenti. L’aceto va messo direttamente sulla macchia, attendere 30′ e di risciacquare con acqua tiepida e sapone. (Acquistalo qui!)

BOROTALCO – ottimo rimedio contro le macchie più ostinate di grasso sia sui vestiti che in qualsiasi altra superficie. Assolumente lo sconsiglio per la cura personale di adulti e bambini! Basta versare una buona quantità di talco in polvere sulla zona interessata, e spazzolare energicamente. (Potete acquistarlo qui!)

AMIDO DI MAIS – molto più efficace quando viene applicato sulla macchia fresca perché impedisce che aderisca al tessuto. Va impiegato come il talco in polvere. 

BICARBONATO DI SODIO – ha una elevata azione sbiancante e può essere un’ottima alternativa naturale per rimuovere le macchie ostinate di grasso, impedendo che aderiscano sui tessuti. Basta sfregare il bicarbonato direttamente sulla macchia di grasso e spazzolare.

DETERSIVO PER I PIATTI –  applicare una piccola quantità di detersivo per i piatti sulla macchia, sfregarla poi risciacquare con acqua calda. 

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4 commenti

  1. Ottimi vondihli, grazie

  2. Perché sconsiglia l’uso del borotalco nella cura personale della persona?

    • Ingredienti sono la polvere di talco, minerale a grana fine (composto da magnesio, silicio, ossigeno e idrogeno) dalle proprietà lubrificanti e assorbenti, e l’ossido di zinco, dall’azione lenitiva. Oltre ad assorbire l’umidità dopo il bagno o la doccia, questo cosmetico aiuta a ridurre le irritazioni cutanee e lascia la pelle delicatamente profumata. Recentemente il borotalco per bambini è finito sotto i riflettori con l’accusa di essere potenzialmente cancerogeno, cosa che potrebbe destare preoccupazione in molti, vista la sua diffusione. Borotalco cancerogeno: che cosa c’è di vero? Mamme e papà talvolta si preoccupano relativamente all’utilizzo del talco per neonati e per bambini. Quanto ai rischi potenziali, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il talco come possibilmente cancerogeno (inserendolo nella categoria 2B, cioè quella degli agenti per i quali esiste la possibilità di carcinogenicità ma non esistono prove sufficienti in merito) sottolineando però, essa stessa, come non sia il caso di farsi prendere dal panico (Fonte: Altroconsumo marzo 2016: http://www.altroconsumo.it/salute/cura-della-persona/news/talco). L’aumento del rischio, in ogni caso molto contenuto, concerne infatti solo il tumore all’ovaio (che riguarda una piccola percentuale delle diagnosi di tumori femminili, il 5%) in associazione a un utilizzo regolare e prolungato nel tempo del talco (per molti anni) sui genitali femminili, cosa che non rientra nelle abitudini di igiene quotidiana. In pratica, si considera teoricamente possibile che il talco, applicato sulle aree genitali femminili, possa superare vagina, utero e tube di Falloppio, giungere alle ovaie e causare un’infiammazione (considerata fattore di rischio per il cancro alle ovaie). Studi in merito, però, hanno ottenuto risultati contraddittori. Un buon punto di riferimento, al riguardo, è appunto rappresentato dalla classificazione offerta dallo IARC (http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/latest_classif.php) che però, sempre secondo Altroconsumo, si basa su prove limitate e studi non esenti da errori: elementi che impedirebbero l’assoluzione di questa sostanza senza alcun dubbio.

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