L’Iris

Foto: @agumeniuk

In questo periodo dell’anno nei giardini, o nelle aiuole, scorgiamo innalzarsi slanciati e coloratissimi i fiori dell’iris o giaggiolo. Il genere Iris, appartiene alla famiglia delle Iridacae, che comprende fino a 300 specie di piante il cui fiore è comunemente chiamato giaggiolo. Nella mitologia greca la dea Iride, o Iris, era rappresentata come una bella e giovane donna, fornita d’ali dorate e vesti dai colori vivaci; la sua testa era circondata di luce e consegnava gli ordini celesti di Zeus ed Era agli altri Dei oppure agli uomini. I miti narrano che scendesse sulla terra camminando sull’arcobaleno mentre i poeti sostenevano che l’arcobaleno fosse la traccia dei suoi piedi quando scendeva dall’Olimpo verso la terra per portare un messaggio. L’arcobaleno, a volte, veniva chiamato sciarpa d’Iride mentre il fiore fu chiamato iris perché la varietà dei suoi colori ricordava quelli dell’arcobaleno.

L’iris è anche il fiore di artisti, poeti e scrittori. Virgilio nell’Eneide scrive: “Iride rugiadosa con crocee penne, nel cielo traendo mille vari colori dal sole…”; Herman Hesse ne era affascinato: nel suo racconto “Iris” del 1918 per il suo personaggio Anselm, l’iris rappresenta un forte ricordo legato all’infanzia. Vincent Van Gogh li ritrasse in due opere divenute famose: “Vaso con Iris” del 1889 custodito al Metropolitan Museum of Art di New York e “Iris”, dello stesso anno che si trova al GettyMuseum di Los Angeles.

Iris è anche un dipinto di Claude Monet dipinto probabilmente tra il 1914 e il 1917 e conservato alla National Gallery di Londra.

Nell’antichità, gli attribuivano proprietà magiche come quelle di calmare la rabbia, alleviare la collera e l’isteria, ridurre l’agonia dei suicidi e annullare l’effetto delle punture da parte di animali velenosi. Un tempo, in campagna, la dolcezza dell’ Iris serviva come lenitivo per far dimenticare ai piccoli il dolore della dentizione: un pezzetto di radice masticato per un po’ ed il dolore calava. 

In Italia, storica e di tradizione è la sua coltivazione nella provincia di Firenze e in quella di Verona: i fiori di questa pianta sono conosciuti anche come Iris, Iride di Firenze e Fior di San Marco.

Le meravigliose proprietà delle specie di Iris pallida e Iris germanica, var. florentina (giglio araldico della città di Firenze) sono nascoste sotto terra: la droga è infatti costituita dai loro rizomi (il rizoma è un fusto orizzontale carnoso simile ad una radice).

La specie che fornisce in abbondanza il miglior rizoma è l’Iris pallida chiamata così per il colore azzurro-rosapallido dei fiori. Il suo rizoma ha un profumo persistente e per questo è utilizzato a scopo industriale. L’altra specie coltivata a scopo ornamentale e industriale è l’Iris germanica, ma il suo rizoma pur fornendo una buona quantità di essenza, presenta un profumo molto meno delicato di quello dell’Iris pallida.

I principi attivi dell’olio essenziale sono acido miristico e derivati, ironi, linalolo, geraniolo, furfurale, iridina, zuccheri ed amidi. Quando i rizomi sono freschi non hanno profumo ed il sapore è davvero poco appetibile; trascorso un lungo periodo di stagionatura sia il gusto che il profumo si modificano diventando accettabile il primo, e molto piacevole il secondo. Il profumo ricorda quello della Viola mammola ed è dovuto principalmente a una serie di sostanze denominate “ironi”.

L’essenza di Iris è molto pregiata ed è uno dei componenti fondamentali della moderna profumeria.  Il rizoma dopo essere stato finemente ridotto in polvere viene utilizzato per polveri aspersorie profumate e rinfrescanti, creme, profumi e dentifrici. L’Iris germanica, per uso interno, veniva utilizzata per le sue blande proprietà espettoranti nel caso di catarri bronchiali, ma ormai è caduto in disuso. Per uso esterno il rizoma viene utilizzato come purificante e lenitivo della pelle e per sciacqui, gargarismi lavaggi con il decotto per le mucose della bocca. 

Un’ultima curiosità: prende il nome di Iris anche un dolce tipico di Palermo la cui preparazione si basa su una pasta lievitata dolce fritta. Ha la forma di una ciambella tonda ripiena a Palermo con la ricotta, a Trapani con il ragù di carne, a Catania con la crema…L’ origine del nome si deve ad un cavaliere del lavoro, Antonio Lo Verso, pasticcere palermitano che creò questo dolce nel 1901 in onore della prima dell’opera Iris di Pietro Mascagni. La sua creazione divenne tanto famosa da far a cambiare ad Antonio Lo Verso il nome della sua caffetteria proprio in Iris.

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