Erbe di Giugno…

Il Dragoncello

Il dragoncello, Artemisia dracunculus L., è anche chiamato dragone,
estragone, serpenatria, stregone,… Originario della Siberia, in Italia non esiste allo stato spontaneo, ma viene coltivato.

I Greci erano soliti masticarlo per lenire il mal di denti, per favorire la digestione e stimolare l’appetito.

Gli arabi, certi che fosse un ottimo rimedio per immunizzarsi dalla peste la
diffusero in Europa nel XIII secolo. Mentre in Spagna lo usavano come
antidoto per il veleno del morso di serpenti. Dracunculus, infatti, significa
piccolo serpente o dragone. Secondo altri invece il nome è dovuto alla forma delle radici che sono sinuose come il corpo di un serpente.

Se ne utilizzano foglie e sommità fiorite. Entrambe si conservano in sacchetti dopo essere state essiccate all’ombra in luoghi ventilati.
Ha un aroma carico ed inconfondibile che ricorda il sapore del sale, pepe ed aceto mescolati insieme per cui in cucina può essere utilizzato da chi deve limitare il consumo di sale costituendo un condimento appetitoso e completo.

In Francia si produce la vinaigre à l’estragon un famoso aceto aromatico
usato per insaporire carni, pesci e minestre a base di verdura. Nelle
preparazioni culinarie il dragoncello si sposa benissimo con pesce, uova ed
insaporisce salse come la salsa tartara, la salsa bernese e la salsa al
dragoncello toscana. Si usa anche nel ripieno dei ravioli, con gli arrosti e
per aromatizzare il burro. Si può scegliere sia fresco che essiccato, nel caso
si scelga il fresco si ricordi che l’aroma sarà più intenso.

La Borragine

La Borragine, Borrago officinalis L., è un’erba annuale diffusa allo stato
spontaneo in tutta Europa che cresce sia nei campi che nei terreni incolti. Si
utilizzano le foglie e le sommità fiorite: le prime si usano fresche mentre le
seconde si fanno essiccare all’ombra girandole spesso oppure raggruppate in mazzetti.

Le antiche civiltà la usavano spesso per le sue proprietà sudorifere per far
scendere la febbre. Il suo nome per alcuni deriva dall’arabo abu rach cioè
padre del sudore, mentre per altri dal latino tardo borus che era un lungo
mantello indossato dai pastori che ricordava per i suoi lunghi peli quelli che ricoprono la pianta.

Per i Greci e i Romani aveva anche proprietà antidepressive e secondo
Dioscoride nessun malato di nervi poteva resistere alle sue proprietà
calmanti. Per i Greci era associata alla forza e all’audacia, mentre i Romani la posero sotto l’influenza di Giove e gli astrologi sotto quella del segno del Leone.

Per gli arabi era efficace per stimolare la secrezione lattea.
Fu introdotta in Inghilterra dai Romani e qui si diffuse ampiamente. Viene
apprezzata in cucina nelle insalate oppure cotta a vapore e condita con
burro e succo di limone o aggiunta a ravioli, minestre e torte.

Al whisky inglese conferisce aroma simile a quello del cetriolo ed i fiori donano una colorazione azzurrina all’aceto con essa aromatizzato. Poiché il gusto della borragine ricorda quello del cetriolo viene usata per accompagnare formaggi freschi, yogurt…

Il Finocchio selvatico o Finocchietto

La malva la si osserva comunemente nei prati, nelle aiuole, nelle siepi…
cresce fino a 1500 metri di altitudine. Erba annuale o biennale di cui le parti utilizzate sono radice, foglie e fiori.

Le radici si raccolgono in autunno, le foglie in primavera mentre i fiori dalla primavera all’autunno. Per la conservazione, la radice si può essiccare al sole oppure in forno a calore moderato conservandola in sacchetti; le foglie, dopo averle essiccate in sottili strati all’ombra e private del picciolo, si ripongono in sacchetti; infine i fiori, raccolti appena sbocciano, si essiccano anch’essi velocemente all’ombra e si conservano in barattoli.
Il nome malva deriva dal latino mollire cioè molle: con proprietà emolliente, che ammorbidiscono. In erboristeria vengono usati soprattutto fiori e foglioline. Hanno effetto sull’intestino per le loro proprietà lassative poiché contenendo mucillagini favoriscono la peristalsi intestinale.

Hanno proprietà emollienti sia esterne, sulla cute, che interne, sulle mucose di stomaco ed intestino. A livello dei bronchi svolge azione espettorante in caso di presenza di un accumulo di muco lungo le vie repiratorie.

Infusi e decotti nella medicina popolare sono utilizzati come rimedi antinfiammatori per occhi arrossati o pediluvi per piedi affaticati.

Nell’antica Roma veniva considerata una prelibatezza della quale non si poteva mai far a meno. Orazio affermava addirittura di mangiare solo malva ed olio di cicoria, Cicerone ne era talmente goloso da farne a volte indigestione e Catone la amava molto. Anche della malva Carlo Magno ne rese obbligatoria la presenza nei giardini medicinali.

Della radice di malva, nel Cinquecento un famoso farmacoterapeuta, Mattioli, scrisse che essiccata, macerata e cotta sotto la cenere fosse un ottimo dentifricio in grado di eliminare il tartaro.

I Pitagorici erano affascinati dai suoi fiori e li resero quasi un simbolo sacro poiché hanno la caratteristica di orientarsi sempre verso il sole ed il loro colore così particolare ha dato nome alla sfumatura delicata di rosa tenue misto viola definita appunto color malva.
In cucina le foglie possono essere utilizzate crude, nelle insalate o lessate
aggiunte a ripieni di ravioli o polpette. Mentre i fiori sono utilizzati per
guarnire piatti di carne o pesce o per render più colorate le insalate
estive.

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