Vitamina B17 dei semi di albicocca e il cancro

La medicina ufficiale parla dei semi di albicocca come di un alimento altamente tossico perché contenente acido cianidrico, la cui assunzione, se eccessiva, potrebbe addirittura portare alla morte.

Molti anni fa, furono fatte delle interessanti scoperte in merito alle proprietà di questo piccolo e amaro seme. Le mandorle amare e i semi amari contenuti nel nocciolo di albicocca e, in generale, nel nocciolo di tutti i frutti appartenenti alla famiglia delle Rosacee (prugne, pesche, ciliegie, mele, ecc.), conterrebbero quella che è comunemente nota come la vitamina B17, o amigdalina, una vitamina capace di distruggere le cellule cancerogene, senza intaccare minimamente le cellule sane.

Fin dall’antichità i prodotti naturali contenenti amigdalina (vitamina B17) sono stati usati per curare il cancro. Basti pensare o ricercare Pen T’sao, un grande erborista dell’antica Cina che già nel 2.800 avanti Cristo raccomandava l’uso medico di mandorle di albicocca.

In occidente i primi studi scientifici vennero effettuati dai chimici francesi H.E. Robiquet e A.F. Boutròn Charlard, che nel 1830 isolarono per la prima volta l’amigdalina in cristalli ed intrapresero studi su di essa.

Negli anni, gli studi e gli scienziati interessati alla B17 si susseguirono numerosi e si scoprì che questa strana vitamina, normalmente contenuta in tutti i semi della frutta (ad eccezione degli agrumi) poteva essere scomposta da uno specifico enzima, e soltanto da esso, in ioni-Cianuro, Benzaldeide e Glucosio.

Molti anni dopo, avvenne il primo caso di terapia metabolica con vitamina B17 per la “cura del cancro”, ad opera del medico russo Inosmetzeff, professore presso l’Università Imperiale di Tutte le Russie di Mosca: la terapia era stata eseguita su un ventenne tumorale, e la terapia era consistita in 46 grammi di Amigdalina somministrata per 3 mesi; il medico russo aveva curato anche una donna di 48 anni, con metastasi da cancro ovarico, e questa donna, nel 1845, risultava essere ancora viva dopo ben 11 anni dalla terapia metabolica con Amigdalina: in entrambi i casi, il dott. Inosmetzeff affermò di non aver notato mai effetti collaterali da parte della vitamina scoperta dai francesi nel 1830 e meglio caratterizzata dai tedeschi nel 1837.

Soltanto nel 1950 un ricercatore americato, il dr. Ernest T. Krebs, iniziò a curare di nuovo il cancro con l’aiuto della vitamina B17, che, dopo averla fatta bollire, evaporare in alcool, e quindi decantare in piccoli cristalli bianchi, ribattezzò “Laetrile”, una sostanza simile all’amigdalina, ma contenente una molecola di glucosio in meno.

Il laetrile è un glucoside con un radicale cianidrico altamente bio-accessibile. Ciò significa che penetra facilmente all’interno della membrana cellulare raggiungendo alte concentrazioni intracellulari. Tale caratteristica è particolarmente utile nella prevenzione e cura del cancro, perché sfrutta il diverso metabolismo delle cellule tumorali rispetto alle cellule sane dell’organismo.

Le cellule neoplastiche infatti proliferano in un ambiente anaerobico ovvero, in carenza di ossigeno, e presentano un’elevata concentrazione di betaglucosidasi, con assenza dell’enzima rodanese. Esse pertanto, assorbendo il laetrile, lo decompongono per idrolisi in glucosio e in due potenti veleni: cianuro (acido cianidrico) e benzaldeide , che ne causano la morte selettiva. Le cellule sane invece sono normo-ossigenate, vivono in regime aerobico e sono ricche dell’enzima rodanese, tramite il quale convertono rapidamente il laetrile in acido benzoico e tiocianati, elementi non tossici ed anzi utili.

Se il laetrile entrasse a pieno diritto nei protocolli di cura medici e ospedalieri, sarebbe incredibile: il costo giornaliero di una terapia preventiva a base di laetrile non sarebbe superiore a quello di una tazzina di caffè.

Secondo il dr. Krebs l’assunzione preventiva di 7 semi di albicocca al giorno, ripartite in due dosi, mattino e sera, renderebbero impossibile il manifestarsi del cancro.

Quando si aggiunge laetrile (vitamina B17) ad una coltura di cancro al microscopio, premesso che sia presente anche l’enzima glucosidase, si possono osservare le cellule cancerose che muoiono come mosche. – (Il glucosidase è l’enzima, fortemente presente nelle cellule tumorali, che innesca il singolare meccanismo, rilevato nella vitamina B17, che distrugge il cancro. Si può trovare un’eccellente analisi clinica di tale meccanismo in: B17 Metabolic Therapy – In the Prevention and Control Cancer, breve storia della ricerca effettuata su questa vitamina, che comprende molte valutazioni di tipo clinico.)

Il Dr. Ralph Moss che ha rivestito l’incarico di vicedirettore degli Affari Pubblici presso il più famoso ente statunitense di ricerca sul cancro, il Memorial Sloan-Kettering a Manhattan, e conosce bene l’industria del cancro, ha affermato:

“Poco dopo aver iniziato a lavorare presso il Memorial Sloan-Kettring Cancer Institute, feci visita all’anziano scienziato giapponese Kanematsu Sugiura il quale, quando mi disse che stava lavorando al laetrile (vitamina B17), mi lasciò alquanto sconcertato.

I resoconti allarmistici focalizzano sempre l’attenzione sui minuscoli quantitativi di cianuro presente in natura nella vitamina B17, ma in nessuna di queste storie si menziona il fantastico meccanismo che presiede al rilascio di questo cianuro. La persona che ingerisce questa vitamina non subisce alcun danno, se così fosse, le albicocche, mele, pesche, ciliegie ecc. contenenti vitamina B17 che abbiamo mangiato sarebbero state sufficienti ad averci stroncato già da parecchio tempo.

Il cianuro viene rilasciato soltanto quando le cellule cancerogene, che il cianuro contenuto nella B17 attacca specificamente,vengono riconosciute in virtù del loro elevato contenuto di glucosidase. Se non vengono individuati ingenti quantitativi di glucosidase, il cianuro non viene rilasciato. State tranquilli, non esistono prove che la vitamina B17 possa uccidere, – a meno che, ovviamente, qualcuno non resti accidentalmente schiacciato da un pallet che ne è carico!”

Al giorno d’oggi, esistono culture per le quali il cancro rimane quasi completamente estraneo: gli Abrasi, gli Arzebaigiani, gli Hunza, gli Eschimesi e gli abitanti del Karakorum seguono tutti un’alimentazione ricca di nitriloside o vitamina B17.
Tale alimentazione consiste, a seconda dei casi, di grano saraceno, piselli, fave, erba medica, rape, lattuga, germogli di legumi o di cereali, albicocche col nocciolo e bacche di vario genere; tale dieta può fornire loro da 250 a 3000 mg di nitriloside al giorno.

Ernst T. Krebs, padre fondatore della ricerca sulla vitamina B17, studiò le abitudini alimentari di queste popolazioni ed affermò: “Esaminando la dieta di queste genti, abbiamo scoperto che il nocciolo dell’albicocca veniva apprezzato come una squisitezza e che di tale frutto veniva utilizzata ogni parte.

La dieta occidentale media, coi suoi cibi raffinati e privi di fibre, fornisce meno di 2 mg di nitriloside al giorno. Si è inoltre notato che i membri di queste tribù i quali si trasferiscono nelle aree “civilizzate” e, di conseguenza, cambiano il loro regime alimentare, sono inclini al cancro secondo l’incidenza occidentale standard.

Tra i recenti sostenitori italiani della vitamina B17 è possibile citare il medico e specialista in Medicina Nucleare, Giuseppe Nacci, noto per la sue campagne contro le cure tradizionali anti-cancro, come la chemio e la radioterapia.
Il dr. Nacci raccomanda l’assunzione di vitamina B17, tramite il consumo dei semi di albicocca, o di altri frutti (non di agrumi), sia per la prevenzione che per la cura del cancro.
Si può trovare un sunto del suo pensiero nel libro “1000 piante per guarire dal cancro senza chemio”

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Per un’efficace prevenzione di ogni forma di cancro un uomo adulto (per i bambini è meglio evitare) dovrebbe includere nella propria dieta abituale 7/12 semi di
albicocca al giorno.
Secondo il dr. Ernst T. Krebs “ se una persona mangiasse da 7 a 12 armelline al giorno per tutta la vita, probabilmente non svilupperebbe mai alcuna forma di cancro”.
La cosa migliore è assumere 5/6 armelline al mattino e 5/6 alla sera, preferibilmente a stomaco pieno, per evitare la possibilità di idrolisi parziale della vitamina B17 da parte dell’acido cloridrico, e per permettere un assorbimento più lento e costante da parte dell’organismo.

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Info: https://dietagrupposanguigno.it/vitamina-b17-semi-albicocca-previene-cura-cancro/?doing_wp_cron=1620735918.3454439640045166015625

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2 commenti

  1. Come sempre… FANTASTICA!!

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